Uscire dal guscio

di Graziella Pisano

“Non ci impiegai molto a capire che un Grand Canyon virtuale mi separava da chiunque altro”.

Con queste parole Sean Barron fa riferimento al suo ingresso alle scuole elementari. Alla consapevolezza di aver sempre prediletto, fino a quel momento, giochi solitari (come il fissare il movimento del cestello della lavatrice in funzione) che non gli hanno permesso di sviluppare le competenze sociali necessarie per stare con gli altri. Sean spiega che i primi due anni furono intrisi di paura e sofferenza, ogni giorno. Nel corso del tempo la strutturazione scolastica divenne familiare e rassicurante, mentre la vita in casa divenne sempre più difficile poiché meno ordinata. I comportamenti che Sean metteva in atto per capire il contesto, sono proprio quelli per cui veniva sgridato e punito, creando in sé l’idea di essere cattivo e sbagliato. Con il trascorrere degli anni, Sean cresceva ed i suoi genitori dedicavano molto tempo alla discussione sulle regole sociali. Un giorno Sean comprese di essere autistico, da quel momento cambiò la sua percezione rispetto all’influenza che lui stesso poteva avere su questa condizione, considerata fino a quel momento irrimediabilmente immodificabile. Sean pensò che poteva fare qualcosa per diventare come voleva essere. Così iniziò, con il supporto delle persone care, il suo nuovo viaggio con lo sguardo rivolto verso l’esterno.

Bibliografia essenziale:

Grandin T, Barron S (2014). Le regole non scritte delle relazioni sociali. Uovonero