Il co-sleeping

di Graziella Pisano

Fino ai tre anni d’età è comune che i bambini chiedano di dormire con i genitori. Ciò avviene perché andare a dormire rappresenta una separazione e quindi facilita l’attivazione dei comportamenti di attaccamento finalizzati a recuperare la vicinanza con la figura di attaccamento. Il modo in cui i genitori reagiscono alla richiesta del bambino di dormire nello stesso letto può dipendere da diversi fattori come il contesto culturale, le relazioni familiari, l’età del bambino o la presenza di un evento di vita destabilizzante. Spesso si ricorre al cosleeping (letteralmente “dormire insieme”) per cercare di regolarizzare il sonno del bambino, perché magari vi sono numerosi risvegli notturni oppure difficoltà dell’addormentamento, non considerando che il processo di regolazione del ritmo sonno-veglia è un processo fisiologico normalmente lento.

Diversi studi mostrano che questa abitudine può mantenere la difficoltà del bambino ad addormentarsi da solo quando diventa un po’ più grande. Il cosleeping può verificarsi anche per cercare di arginare la presenza di paure del bambino o dei genitori, ma nel caso in cui il dormire nello stesso letto si dovesse protrarre proprio per gestire queste paure sarebbe indicato sostituire questa modalità con una strategia più efficace per affrontarle. Il cosleeping non è indice di patologia ma se protratto oltre i 4-5 anni può essere un “campanello d’allarme” che dovrebbe orientare il terapeuta ad indagare la presenza di difficoltà internalizzanti del bambino o eventuali timori genitoriali che in sede terapeutica vanno evidenziati e trattati.

Bibliografia essenziale:

Salvi E, Isola L. (2014). Relazione tra abitudini legate al sonno e psicopatologie dello spettro internalizzante in bambini di età scolare: uno studio correlazionale. Quaderni di Psicoterapia Cognitiva.

Bilotta E, Semeraro V, Salvi E, Carpinelli L, Castellani V, Pizzonia G, Patrizi C, Isola L. (2013). Ti racconto perché dormiamo tutti insieme: uno studio sul fenomeno del coosleeping. Cognitivismo Clinico, vol 10, n.2.